LEGGENDA - Track 5
"Takar : L'enigma"
English translation

- LYRICS -

1.riff(x5)
........
In vetta
gelo / neve
figura umana
la lunga attesa
avvolta nel ghiaccio
la mia pelle gelava
.........

2.riff(x2)
.........
Nessun'anima / comprese il motivo
eterno il tormento / che ci lega
(nč prima nč adesso)
il vero incantesimo / č creder
il dramma risolvi / o stessa fine avrai

3.riff(x2)
.........

2.riff(x2)
queste parole / l'oblio nel gelo
guida faran / se tu / vorrai
terra vita sangue la virtų
e Fathia cosė / nelle tue mani cadrā

3.riff(x1)
.........

4.riff(x3)
.........
mi guardai attorno / a lungo e sol vidi
stolti esseri / nel ghiacchio racchiusi
cercando la via trovarono la morte
e mentre cadea / la neve d'inverno
chi era quell'uomo / che io giā vidi
l'enigma

3.riff(x2)
.........

5.riff(x4)
trascorsi interi giorni cercando di sapere
conoscere perchč
la mia mente viaggiava nel nulla
e prossima la resa
nel cielo sol le aquile dominavano dall'alto
incontrastate vivevano
l'eterna lotta per la vita
la natura, nostra maestra

- (Solo Clavicembalo) -

6.riff(x4)
Si, compresi
la mia anzian figura
un'unico destino ci accumunava
nella battaglia

5.riff(x3)
Tutto mi fu chiaro / mai nell'oblio, giunge
per il mortale / il momento di porre le armi
differente / il mio destino
per nuove sfide / avrei lottato
questo il motivo
fuggir dalla lotta
nella vita
nč or nč mai

6.riff(x4)
cosciente del mio futuro
un'ultimo sguardo verso l'infinito
un profondo mio respiro
e con entrambe le mani presi la spada
il gelo svanė
come anche la mia ombra
l'incantesimo spezzato
e le anime ritrovaron la libertā
Questa la fine della missione!

5.riff(x2)
.........

6.riff(x?)
.........
- Fade out -

- STORY -

"L'enigma"

Marciavo da diversi giorni verso l'altopiano ghiacciato sui monti Surhei. Impervio era il cammino reso più difficile di passo in passo dallo sferzare del vento gelido e dalla copiosa neve, inoltre già da tempo Moha aveva abbandonato la mia strada per dirigersi verso Heruka il cui clima più mite si confaceva di più alla sua persona . Finalmente davanti a me si aprì una radura e, incastrato tra i ghiacci, il castello di Takar. La possente costruzione sembrava del tutto deserta e le sale risuonavano al suono dei miei passi. Giunsi ad una grande sala ottagonale il cui centro era occupato da un maestoso trono intagliato nel ghiaccio. Su di esso un uomo: avanti negli anni ma con ancora possenti e vigorose braccia che nonostante il freddo erano scoperte.I suoi lunghi capelli incorniciavano un viso a me non del tutto estraneo. Attorno questa strana figura avvolta da una sinistra aura azzurra stavano numerose altre creature racchiuse in sarcofagi ghiacciati. Della stessa natura era l' involucro in cui era conservata Fathia la spada del Regno delle Aquile . L'uomo sul trono, con voce possente, mi disse che da tempo era in mia attesa. I nostri destini erano uniti e dipendevano dal successo che avrei avuto nella risoluzione di un quesito. Fallire avrebbe significato condividere la stessa sorte degli esseri che mi circondavano nella sala: perire atrocemente vedendo dapprima rallentare il flusso sanguigno fino al suo completo arresto, e infine congelare tra violenti spasmi. Detto ciò mi disse poche parole legate all'enigma e alla sua risoluzione. Impugnare l'arma senza l'esatta soluzione avrebbe significato l'eterno oblìo.

Diversi giorni rimugginai sulla medesima e più volte fui in procinto di abbandonare la missione fin quando un giorno scrutando l'azzurro cielo vidi volare delle Aquile Vetime e d'un tratto riuscì a comprendere il significato delle poche parole pronunciate dall'anziano uomo. L'enigma si basava sull'esser consapevoli della continua lotta che ogni essere vivente deve affrontare nel corso della propria breve vita. Osservando le aquile, come indifferentemente tutta madre natura, fui cosciente che le mie battaglie non sarebbero cessate finchè non fossi stato in grado di respirare.
Il Loro istinto, ad ogni nuovo giorno, fa si che combattano per la ricerca di cibo, come anche per la difesa del loro territorio.
Così anch'io avrei vissuto il resto dei miei giorni: mai un'infausto appagamento sarebbe riuscito a surclassare la mia "fame" di lotta.
Anche una mia evitabile atroce morte, lottando per un qualunque ideale, sarebbe stata migliore di una diversa in uno stato d'oblìo.
Terra vita sangue la virtù. Queste le poche parole.

Ormai certo dell'esito, inpugnai l'antica arma indirizzando il mio sguardo al lontano orizzonte visibile da un'ampia apertura dall'interno della sala.
Ruppi così l'arcano incantesimo.
In pochi ma indissolubili istanti nella mia memoria la corazza ghiacciata della spada si sciolse per poi svanire. Le numerose anime nell'ampia sala, incapaci di risolvere il quesito, antecedentemente alla mia venuta, ed a causa di ciò imprigionate, furono rese libere. Dell'anziano uomo nessuna traccia. Con l'ultima arma nelle mie mani avevo portato a termine la mia missione.

Durante il mio ritorno ad Heruka mi rammaricai per aver capito solo allora chi fosse l'anziana figura a me così familiare. Evitai di voltarmi indietro, verso me.

FATHIA